3/11/2025
Care Associate e cari Associati,
in queste ore prende avvio al Senato l’esame della manovra di bilancio per il 2026, con le audizioni in 5ª Commissione Bilancio. Si tratta di un passaggio decisivo, che impone una riflessione condivisa e una piena consapevolezza da parte di tutto il comparto.
Come noto, il Disegno di Legge n. 1689, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”, di iniziativa governativa del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, presentato il 22 ottobre u.s. e assegnato in sede referente alla Commissione Bilancio del Senato il 30 ottobre u.s., prevede una riduzione del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo pari a 150 milioni nel 2026 e 200 milioni dal 2027. A ciò si aggiunge l’introduzione di un divieto di sforamento del credito d’imposta, che finora ha garantito flessibilità e continuità alle produzioni, con una riserva di salvaguardia destinata esclusivamente alle produzioni estere.
Nella concitazione di questi giorni vi scrivo personalmente queste poche righe per dirvi che l’Associazione ed io in prima persona, insieme ai Presidenti delle Unioni, stiamo combattendo quotidianamente nel tentativo di rimediare al potenziale disastro che l’applicazione dell’art. 110 della bozza avrebbe sull’intera filiera, a cominciare dalla produzione di cinema e audiovisivo italiani.
Le misure in bozza, se confermate, rischiano di determinare un blocco totale delle attività produttive, con effetti drammatici sull’intera filiera e sull’occupazione: produttori, autori, maestranze, distributori, artisti, broadcaster, fornitori e persino il sistema bancario, che perderebbe ogni certezza nella valutazione degli investimenti. In tale scenario, le imprese – che hanno già assunto obbligazioni e impegni precontrattuali sulla base di regole consolidate – si troverebbero costrette a sospendere o annullare le produzioni programmate per il 2026/2027, oppure a realizzarle in altri Paesi europei, meno costosi, con conseguente perdita di credibilità, competitività e ricadute negative su tutta la filiera e sull’indotto, incluso il turismo.
Il taglio, pertanto, non è solo quantitativo ma anche qualitativo, incidendo sulla certezza delle regole, sul principio di legittimo affidamento e sulla sostenibilità di un’industria che, è bene ricordarlo, non vive di misure assistenziali, ma genera occupazione giovane e qualificata, valorizza il patrimonio creativo, culturale e territoriale italiano, e accresce la capacità di attrarre capitali esteri nel nostro Paese.
Abbiamo stravolto le agende istituzionali e private per combattere questa battaglia. Sollecitando l’attenzione di Confindustria e delle forze politiche coinvolte, studiando gli interlocutori giusti e immaginando ipotesi di emendamenti che possano consentire una transizione più funzionale ad eventuali nuovi assetti normativi e regolamentari. Come Presidente di ANICA ho chiesto incontri con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il Ministero della Cultura, scrivendo direttamente ai Ministri Giancarlo Giorgetti e Alessandro Giuli. Ho incontrato inoltre il nuovo Direttore Generale della DG Cinema e Audiovisivo, Giorgio Carlo Brugnoni, che si è dimostrato interlocutore attento e disponibile a ricevere osservazioni e proposte.
Contestualmente, insieme alle altre Associazioni di Produttori e Autori, abbiamo rivolto un appello al Presidente della Repubblica.
E’ evidente che in queste condizioni non esiste il tempo fisico per condividere le scelte che vanno fatte in assoluta emergenza e talvolta neanche il tempo di comunicare tutto quello che stiamo facendo.
Ci tenevo però a scrivere a tutti voi perché sappiate che l’ANICA è in prima fila e anche quando non ne vedete “apparire” il logo è perché si tratta di un lavoro che va fatto direttamente sui decision makers.
Ringrazio gli associati che per via della loro competenza o coinvolgimento diretto in questa vicenda mi stanno dando un aiuto prezioso in termini di idee e contatti.
Stiamo comunque immaginando a brevissimo iniziative pubbliche, di cui condivideremo i dettagli.
Spero che riusciremo almeno ad arginare i danni potenziali di questa manovra.
La strategia che stiamo perseguendo, anche a seguito di un recente confronto con i Presidenti di Unione e con Cartoon Italia, nell’ambito del Consiglio di Presidenza associativo, si articola su più livelli:
- interlocuzione istituzionale con la Commissione Bilancio e la Commissione Cultura del Senato, attraverso contatti mirati con Senatori di riferimento appartenenti a tutti i gruppi parlamentari;
- richiesta di incontro urgente al Governo;
- richiesta di audizione in 5ª Commissione Bilancio del Senato;
- campagna di comunicazione basata su dati concreti, per rappresentare il comparto in modo oggettivo e coeso, con l’obiettivo di promuovere un necessario cambio di narrazione: da settore assistito a sistema industriale che crea valore e occupazione;
- coinvolgimento territoriale, in particolare della Regione Lazio, che ospita il 65% delle imprese del settore, e con l’evento pubblico del 22 novembre a Viterbo, nell’ambito del Festival Economia della Cultura, dove si terrà il panel “L’industria del cinema in Italia: produttori, registi, istituzioni a confronto”;
- organizzazione di una conferenza stampa, da tenersi a strettissimo giro, per informare il comparto e l’opinione pubblica;
- invio di lettere agli stakeholder istituzionali già individuati, per sensibilizzare e sollecitare un confronto urgente.
Gli obiettivi che ci poniamo sono chiari:
- ripristinare il Fondo al livello originario, almeno per l’anno 2026;
- sopprimere definitivamente la riserva a salvaguardia delle produzioni estere, evitando che il fabbisogno di tax credit internazionale sottragga risorse alle imprese nazionali;
- prevedere l’entrata in vigore delle modifiche ordinamentali a partire dal 2027, così da consentire alle imprese di riorganizzare i piani e collaborare con le istituzioni in percorsi di razionalizzazione.
Siamo di fronte a una sfida cruciale: è fondamentale che il nostro mondo si presenti unito, consapevole e determinato.
La difesa del nostro settore è ANCHE la difesa di un pezzo importante dell’identità e dell’economia del Paese.
Con stima e fiducia,
Alessandro Usai
Presidente ANICA