Paolo Sorrentino dirigerà un documentario su Carlo Ancelotti, unendo le sue due passioni, il mondo del cinema e quello del calcio. La conferma ufficiale, giunta direttamente durante le giornate del Festival di Cannes, ha trasformato in realtà quelle indiscrezioni che da settimane rimbalzavano tra i blog sportivi e i cinefili italiani. L’unione tra il regista premio Oscar, reduce dal recente riscontro del suo lungometraggio La grazia, e l’allenatore più vincente della storia del calcio europeo rappresenta un’operazione culturale nuova e affascinante.

Per Sorrentino si tratta di un vero e proprio debutto assoluto, essendo il primo documentario della sua intera carriera cinematografica. Il regista partenopeo ha basato la sua intera estetica sulla costruzione di mondi barocchi, papi tormentati, aristocratici decadenti e finzioni surreali e si trova per la prima volta a fare i conti con la realtà pura della cronaca sportiva. Questa scelta ci ricorda la sua innata e nota passione per il calcio, un elemento autobiografico già ampiamente sviscerato all’interno del pluripremiato È stata la mano di Dio o nelle sue celebri dediche pubbliche sul palco degli Academy Awards.
Sorrentino viaggerà lungo cinque decenni di trionfi
La struttura della pellicola, che attualmente non possiede ancora un titolo definitivo, si propone di essere un ritratto intimo capace di ripercorrere una gloriosa carriera cinquantennale. Le telecamere di Sorrentino si muoveranno attraverso i grandi snodi della vita sportiva di Ancelotti, partendo dai successi storici ottenuti sulla panchina del Milan, attraversando le trionfali tappe europee con il Bayern Monaco e il Real Madrid, senza dimenticare l’emozionante capitolo vissuto alla guida del Napoli, la squadra del cuore del regista.

La lavorazione si preannuncia mastodontica dal punto di vista logistico: la produzione ha già pianificato sessioni di ripresa dislocate tra Italia, Spagna, Stati Uniti, Canada e Messico. L’obiettivo ambizioso è quello di far culminare il racconto proprio in coincidenza con i Mondiali di calcio del 2026, seguendo Ancelotti nella sua storica veste di primo commissario tecnico straniero sulla prestigiosa panchina della nazionale maschile del Brasile. Il set seguirà da vicino i ritiri e le sfide della Seleção, catturando la tensione agonistica e l’umanità del tecnico emiliano in tempo reale.
Dal punto di vista tematico, l’opera di Sorrentino promette di analizzare la filosofia di vita e di gestione umana che ha reso immortale Ancelotti. Lontano dalla foga gladiatoria o dai tatticismi esasperati di molti colleghi contemporanei, il tecnico ha sempre fatto del dialogo, dell’empatia silenziosa e della calma serena il suo marchio di fabbrica indistruttibile. È proprio questa capacità di dominare le pressioni globali con un sopracciglio alzato e un sorriso mite a interessare lo sguardo indagatore di Sorrentino, da sempre attratto dalla solitudine e dall’equilibrio interiore dei grandi leader.

Il progetto vanta un assetto produttivo internazionale di altissimo profilo. Tra i finanziatori principali figura Francesco Melzi d’Eril per MDE Films, già dietro a successi d’autore come Suspiria e Bones and All di Luca Guadagnino. Al suo fianco collaboreranno Chloe McClay, Celia Babini e Buck Andrews per Tart Productions, garantendo una distribuzione capillare sui mercati esteri.