Luca Guadagnino ci svela i segreti di Queer: «In Burroughs risuona la verità dell’esistenza»

Luca Guadagnino sul set di Queen

Queer, il nuovo film di Luca Guadagnino, regista italiano che si è costruito una fortunata, prolifica e incessante carriera a Hollywood, è un adattamento dell’omonimo romanzo di William Seward Burroughs ed è ambientato nella decadente capitale messicana negli anni ’40. Segue la storia semi-autobiografica di Lee (Daniel Craig), fuggito da un arresto per droga a New Orleans. A Città del Messico, Lee si aggirerà per i club e i bar della città popolati da studenti universitari americani espatriati, soldati congedati e altri personaggi ai margini della società, infatuandosi di un militare della Marina americana in congedo, Allerton: un tossicodipendente che, sebbene all’inizio si mostri indifferente alle sue avances, alla fine cede, ma solo quanto basta per rendere i desideri sessuali di Lee ancora più un’ossessione,

Il film ha già fatto parlare di sé anche per le scene di sesso piuttosto esplicite tra i due protagonisti. A tal proposito, Daniel Craig aveva spiegato: «Abbiamo cercato di renderle più naturali possibili, come il nostro lavoro richiede. Non ho mai avuto dubbi sull’accettare questo ruolo, conosco Luca da vent’anni e da tempo desideravo lavorare con lui, lo stimo profondamente».

Come scrivevamo nella NOSTRA RECENSIONE di Queer, C’è qualcosa di molto misterioso, ipnotico, sfuggente, ma anche estremamente personale nella maniera in cui Luca Guadagnino ha raccontato nel corso della sua carriera il desiderio erotico e le sue conseguenze, nelle maniere più varie e nei film più diversi. Queer, che avevamo visto in Concorso a Venezia 81, in questo senso è un’opera-limite, l’approdo estremo di un cineasta che, forte del suo ormai conclamato prestigio internazionale, si permette l’adattamento di un romanzo di uno scrittore totem e chiave di volta della beat generation come William S. Burroughs, facendone qualcosa di estremamente incandescente e personale.

Tra le pagine di un romanziere dall’esistenza controversa, segnata da svariate dipendenze, Guadagnino trova l’ispirazione perfetta per illustrare la dannazione della carne e le pulsioni di chi, come Lee, è eternamente condannato a smaniare per esprimere se stesso e la propria individualità attraverso l’esercizio disperato della seduzione. Nel libro sono tanti i monologhi interiori che ancorano il personaggio, magnificamente interpretato da Daniel Craig, all’addiction per gli altri corpi maschili, che brama con avidità e cupidigia, tanto da scoprirsi di frequente nudo e ferito al cospetto della ghignante, viscida e vergognosa condizione del proprio spirito costantemente assetato di fisicità.

Il film vede Guadagnino tornare a collaborare con lo sceneggiatore Justin Kuritzkes, già autore dello script di Challengers, il costumista J.W. Anderson e i compositori due volte premio Oscar Trent Reznor e Atticus Ross, mentre alla fotografia c’è ancora una volta l’altrettanto fidato DOP thailandese Sayomphu Mukdiphrom, collaboratore di lunga data sia del maestro suo connazionale Apitchatpong Weerasethakul sia dello stesso Guadagnino, per il quale quale ha fotografato i precedenti Chiamami col tuo nome, il remake di Suspiria, il mediometraggio The Staggering Girl e il più recente Challengers, a riprova di come il cineasta italiano ami lavorare con una factory di collaboratori simili a una famiglia allargata chiamata a ritrovarsi negli anni di set in set. Nel cast, oltre a Craig, anche Drew Starkey, Lesley Manville, Jason Schwartzman, Andra Ursuta, Michael Borremans e Ariel Schulman.

Per il regista, appassionato del romanzo fin da quando era ragazzo, la realizzazione di quest’opera è un sogno che si avvera, come ci ha raccontato lui stesso in prima persona durante un incontro stampa per il lancio italiano del film. 

Luca, come nasce il tuo rapporto col romanzo Queer di William S. Burroughs? 

Quando incontrai per la prima volta il libro era il 1988, avevo 17 anni ed ero a Palermo. Quando raccolsi i soldi per comprare quel libro, lo lessi e rimasi incantato dalla composizione immaginifica della frase e dall’uso della parola in Burroughs. Fu un’esperienza potentissima: sarebbe facile dire che mi aveva colpito da giovane omosessuale in fiore, come direbbe Marcel Proust, ma mi conquistò soprattutto il fatto che fosse in grado di usare una lingua così deflagrante, provocatoria e libera. Da adolescente non pienamente consapevole mi risuonava una forma di verità dell’esistenza. 

Hai voluto essere drasticamente fedele al libro, in questo adattamento che avevi sognato per così tanti anni? 

Ha fatto un ottimo lavoro in questo senso il magnifico sceneggiatore Justin Kuritzkes ed è stato importante confrontarci entrambi con Oliver Harris, che ha firmato un’introduzione alla nuova edizione italiana del libro targata Adelphi: è il più grande studioso di Burroughs vivente. La vocazione è stata quella di essere completamente, strutturalmente fedeli nello spirito a Burroughs, anche se certamente molte cose si sono perse e abbiamo dovuto asciugare. Però la risposta probabilmente è negli occhi di chi guarda il film conoscendo il libro. Io spero di essere stato fedele.

Burroughs ha detto di aver scritto Queer e di essere stato scritto dal suo stesso romanzo, scoprendo così cose su di sé molto oscure, che non avrebbe voluto sapere. 

Ci siamo chiesti cosa Burroughs dicesse e volesse dire: con Justin ci siamo posti il problema se il libro ci stesse suggerendo il suo segreto, andando a cercare il filo nascosto e il tessuto del testo come fragilità amorosa e dolore profondo che Burroughs ha provato per tutta la sua vita. E contava anche il dolore profondo e dell’amore provato dal personaggio di Allerton, non essendo in grado alla fine di essere libero e riconciliare il suo desiderio con la sua capacità di essere. Entrambi i personaggi nel film dicono “Io non sono queer, sono disincarnato”, e sono entrambi vinti in questo sorta di gioco a scacchi, entrambi fanno scacco matto a se stessi in una forma di repressione. Il libro è quasi una macchina di illustrazione della  depressione interiore, ma che contemporaneamente ci lascia come in una detective story tutti gli indizi, i clues, per capire che dietro la repressione c’è questo desiderio sconfinato l’uno per l’altro. C’è un momento in cui, mentre sono in Ecuador a letto insieme, Lee in preda alle crisi di astinenza chiede ad Allertano se può coprirlo perché sente freddo. Allertono mentre dorme mette una gamba tremolante sull’altra e fa un gesto che gli arriva dall’inconscio, non è il gesto consapevole di chi vuole riscaldare qualcuno. Quella per noi è stata la chiave fondamentale. 

     

Per incorniciare le immagini hai scelto un sacco di musica contemporanea: Nirvana, New Order…

Il mio sogno è fare un film libero dall’idea di fare musica. Uno dei miei film preferiti Marche da di Eric rohmer, che non ha musica, ed è così musicale. L’istinto è quello di far sì che la musica sia come un personaggio che si mette in discussione coi personaggi, che fa corpo a corpo con le performance degli attori. Nel film abbiamo un sacco di musica che deriva dai jukebox, dalle radio del momento, che parlano dell’immaginario americano in quel periodo storico. Una ricerca inesausta durata quanto l’intera post-produzione. Poi è arrivata l’intuizione: sapevamo che Kurt Cobain, un immenso artista che ha vissuto con dolore cosmico un sentimento di repressione, era vicino idealmente a Burroughs e poi lo fu anche fisicamente, perché si conobbero e divennero anche amici, degli amichetti che giocavano a fare a gara a sparare coi fucili. Il ponte che univa questo guru fuori dal tempo che era Burroughs con la generazione grunge e l’esperienza Nirvana, sentita e percepita oggi anche dalla generazione Z, ci ha molto colpito e secondo esisterà ancora per molte generazioni, come affinità. La musica ci fa vivere attraverso i momenti e le epoche storiche le forme di ottusa censura che possono esistere: volevamo fare in modo che il dolore profondo che risuona nell’urlo di Kurt Cobain e dei Nirvana potesse diventare il partner emotivo del protagonista di Queer.

Luca Guadagnino Best Movie

 Mettere anche i Verdena dentro la soundtrack è stato forse il gesto più romantico che potessi fare. 

Amo i Verdena e sono musicisti amati da persone che amo.  Mi ha colpito quante persone negli Stati Uniti hanno amato quelle canzoni e mi auguro che possa dargli un nuovo territorio, sono miei amici. Vanno poi lodati Trent Reznor e Atticus Ross per la colonna sonora sontuosa che hanno creato, lavorando in maniera libera e devota a ogni nota che suonavano Daniel e tutti i personaggi. Una musica che non ha bisogno di ampliare, perché è già amplissimo quello che fanno loro sullo schermo come attori, ma è come se li avvolgesse. Ne sono molto felice.

Daniel Craig Luca Guadagnino locandine

Il desiderio sessuale e fisico, in alcuni passaggi del libro che mi hanno molto colpito, sembra quasi mostruoso, proteiforme, prende il sopravvento come se Lee si rendesse conto di avere dentro di sé una parte respingente che ha covato a lungo, come se si fosse accorto che gli è spuntato all’improvviso un arto in più o qualcosa di mostruoso. Però è proprio questo paradossalmente a tenerlo in vita, in senso quasi cronenberghiano. Questo aspetto caratterizza molti personaggi dei tuoi film, del Guadagnino narratore: essere al limite del proprio desiderio, sentirsi umani al confine col disumano, continuando però senza requie a esercitarlo. Queer da questo punto di vista somiglia a un approdo in un certo senso definitivo per la tua carriera, anche se continui a essere estremamente prolifico. Sei d’accordo?

A me, a dire il vero, interessava soprattutto il fatto che nel romanzo Burroughs fosse molto pudico quando si arriva alle scene in cui i due personaggi hanno rapporti sessuali, mente nel film quei momenti sono stati chiaramente più esplorati: avevamo bisogno infatti di essere in una dimensione conoscitiva del mondo in cui corpi si parlano, per poter capire come agiranno in seguito su entrambi forze come desiderio e repressione. Prometto che rileggerò le pagine del romanzo, ma non so se nel libro c’erano delle deformità mostruose – almeno, io non le ricordo -, però mi interessava sicuramente come questa proteiformità usciva da Lee per indirizzarsi verso Allerton. E ovviamente Cronenberg non ha mai fatto film sui mostri: ha sempre fatto film sulla radicale, inesorabile fragilità della natura umana. La mosca, per esempio, non è un monster movie, bensì una grande storia d’amore. E lo dico da esegeta del cinema di Cronenberg: ovviamente posso essere contraddetto e sono pronto a esserlo e a cambiare idea, ma non credo che nel suo caso si tratti mai di una questione o una faccenda di mostri. 

Daniel Craig Guadagnino

QUEER – From the left, Daniel Craig and Luca Guadagnino – picture © Yannis Drakoulidis

Quale sarà allora il prossimo film di Luca Guadagnino?

Non lo dico! (sorride, ndr)

Il prossimo futuro del regista palermitano, anche se lui non vuole stabilire priorità, è però affollato di appuntamenti con importanti nomi internazionali. Dopo Queer, nella filmografia di Guadagnino toccherà infatti, stando alle indiscrezioni della stampa internazionale più accreditata, a After the Hunt con Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri, quindi a Camere Separate, ispirato al romanzo di Pier Vittorio Tondelli, e a un nuovo documentario su Bernardo Bertolucci dal titolo Joie de vivre (Guadagnino aveva già realizzato Bertolucci on Bertolucci nel 2012 in co-regia con Walter Fasano).

Intanto Queer è stato prodotto dallo stesso Guadagnino con Lorenzo Mieli e Zachary Fox per le case di produzione Frenesy Film Company, The Apartment Pictures e Fremantle North America. Le riprese si sono svolte a Cinecittà, dov’è stata ricostruita Città del Messico in maniera mimetica e al contempo immaginifica, tra il 29 aprile e il 29 giugno 2023. Il film ha incassato globalmente poco più di 5,4 milioni di dollari e, per la sua interpretazione, Daniel Craig ha ottenuto la sua terza nomination ai Golden Globe nell’arco di appena cinque anni, dopo quelle ottenute per il franchise giallo nei precedenti Cena con delitto – Knives Out e Glass Onion – Knives Out

Queer Luca Guadagnino poster Lucky Red 17 aprile

Queer Luca Guadagnino poster

Foto: Lucky Red, The Apartment, Fremantle, Frenesy Film

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Fonte: Film: trame e trailer - Best Movie
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