Scherzetto, la recensione del film di Mario Martone con Toni Servillo da Venezia 83

toni servillo in scherzetto

Potrebbe essere la più bella sorpresa italiana del Festival, assieme a Serpenti di Roberto De Paolis. Verrebbe da scrivere che per fare un film di questa miracolosa leggerezza ci vuole una carriera lunga e importante come quella di Mario Martone, ma non siamo nemmeno sicuri che “leggerezza” sia il termine più appropriato. Perché dentro lo Scherzetto del regista di Fuori e Il giovane favoloso, si agitano spettri tutt’altro che rassicuranti, forse il delirio di un vecchio, e la paura del vuoto: reale e figurato.

Tratto dal libro di Domenico Starnone, Scherzetto racconta una manciata di giorni di Daniele Mallarico (Toni Servillo), un artista e illustratore napoletano trapiantato a Milano. Solitario e un po’ misantropo, Mallarico si rende disponibile a passare una settimana con il nipote di quattro anni nell’appartamento della figlia (Serena Rossi), che parte per l’estero con il marito.

Il bambino rifiuta di andare a scuola e così i due dividono le giornate tra il divano, il tavolo da disegno e le passeggiate nei quartieri che l’uomo frequentava da bambino. E il punto è questo: la casa dove abita la famiglia sta a Napoli, è la stessa in cui Mallarico è nato e cresciuto, e l’uomo – che sta illustrando una nuova edizione del Giro di vite di Henry James, un romanzo gotico infestato di presenze spettrali – comincia a confondere lavoro, sogni e ossessioni, vedendo l’appartamento animarsi via via dei volti antichi della sua infanzia, di momenti già vissuti e di sguardi malevoli.

La cosa più evidente dell’operazione è l’affinità, il dialogo produttivo e cinegenico che Martone e Servillo sono riusciti a instaurare tra i due protagonisti: ci vuole molta bravura, ingegno e sensibilità, per far funzionare un film che poggia per metà sulla prova di un bambino molto piccolo. I bambini al cinema risultano sempre eccessivi, falsi o fuori posto, qui non succede, sarebbe interessante scoprire quanto ha dovuto improvvisare Servillo, quanto ha dovuto reagire al bambino, ma tra i due si manifesta a schermo una relazione vera. Ed è la base di tutto.

La cosa più interessante invece è il continuo slittamento di tono, che è straniante e affascinante. “Scherzetto” è una parola pronunciata più volte nel film, come a spezzare un sortilegio, quando le cose si fanno troppo ambigue, o pericolose. La verità e il pregio del film è che non si sa mai, appunto, dove inizi e finisca lo scherzo, e quanto sia alta la posta, e quanto sia grande il rischio che Mallarico corre.

C’è il vuoto oltre la balaustra di un piccolo terrazzo, c’è il vuoto di ispirazione professionale, c’è il vuoto gigante del passato che si spalanca davanti alla vecchiaia che si presenta – negli acciacchi del fisico, nella prepotenza ambigua dei ricordi. Alla fine Martone costruisce, su questi vuoti, una vertigine che è dello spettatore, ed è proprio un prodigio, un piccolo prodigio d’arte cinematografica, perché sembra la vita.

Foto: 01 Distribution

Fonte: Film: trame e trailer - Best Movie
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