ZeroZeroZero, la nuova serie di Saviano e Sollima – La recensione del pilot

ZeroZeroZero è una delle serie più attese del 2020, un tassello fondamentale per l’evoluzione della serialità televisiva italiana, soprattutto per quanto riguarda il raggiungimento di un respiro internazionale e di conseguenza la capacità di essere acquistata e apprezzata anche da tanti altri mercati oltre a quello locale.

Lo show giova di una serie di precursori che gli hanno spianato la strada e che hanno reso possibile un progetto del genere, perché ZeroZeroZero non ci sarebbe stato senza il successo internazionale di Gomorra e co-produzioni apprezzatissime dalla critica come The Young Pope e L’amica geniale.

L’attesa per ZeroZeroZero è naturalmente legata anche ai nomi coinvolti, perché in ballo ci sono l’omonimo libro di Roberto Saviano dedicato al mercato internazionale della cocaina, lo stesso scrittore nel ruolo di produttore e parte attiva della writers’ room e Stefano Sollima, il regista grazie al quale è nato il progetto televisivo di Gomorra. 

Per rappresentare al meglio la circolazione internazionale della droga e i giri d’affari che produce, ZeroZeroZero giova dell’unione di forze produttive molto differenti tra loro  (la produzione vede la partnership tra Sky e Amazon) che permettono alla serie di girare in location dislocate in tanti continenti diversi e di avere nel cast star come Gabriel Byrne e Andrea Riseborough

La serie mira a mettere in scena non solo le diverse tipologie di criminalità organizzata collegate al mercato della cocaina, ma anche i rapporti di potere che si incontrano passando di paese in paese, nonostante l’oggetto del commercio sia lo stesso.
L’altra cosa che emerge sin dal pilot è il tentativo di fare un discorso sul potere, perché indipendentemente dalle condizioni del paese messo in scena, il commercio di cocaina evidenza rapporti di potere molto chiari all’interno della filiera, costringendo gli elementi più deboli a sporcarsi le mani, lasciando indenni e “puliti” i soggetti più potenti, in primis le banche che, secondo quanto scritto nel libro di Saviano, riciclano gran parte dei proventi dello spaccio di cocaina. 

Dal punto di vista registico il risultato è per il momento soddisfacente solo in parte, perché nonostante le doti di Sollima nella regia delle scene d’azione siano fuori discussione, l’impianto formale è molto tradizionale e prevedibile, specie quando si fa più cinematic provando a richiamare film a cui la serie può essere affiancata (Soldado). La palette cromatica, tra l’altro, è decisamente limitata per via di una ricerca continua della cupezza che sembra mettere un freno alle potenzialità dello show. A ciò si aggiunge una colonna sonora firmata dai Mogwai che, pur essendo di pregevole fattura, spesso stona un po’ con il realismo che alcune sequenze vorrebbero comunicare, prendendosi il ruolo da protagonista in modo forse un po’ invadente.

Sulla storia al momento non c’è tanto da raccontare, perché vista la frammentazione narrativa i personaggi sono soltanto abbozzati. Ci sono quelli ricchi e potenti che gestiscono i maggiori giri d’affari e i grandi criminali dei clan del sud Italia, ci sono i soldati del cartello messicano e gli underdog pronti a diventare qualcosa di diverso rispetto a quello che sono sempre stati. Il tutto sembra per ora un po’ troppo stereotipato, a cominciare dal protagonista della sezione italiana, Stefano La Piana, nipote di un potente boss che, pur essendo istruito e avendo preso una strada diversa dal nonno, è sedotto dal Male e dall’impero che potrebbe ereditare.

Naturalmente è ancora molto presto per dare un giudizio definitivo sulla serie, ma a giudicare dal pilot ZeroZeroZero non sembra essere di certo un prodotto rivoluzionario, quanto piuttosto una serie di genere che intende replicare la formula di Gomorra allargandola a un contesto internazionale.

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Fonte: Bestserial – Best Movie
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